intervista di lavoro

Una cultura positiva sul posto di lavoro è un fattore importante nella soddisfazione del lavoro e un ambiente tossico può essere dannoso per la tua salute e la produttività.

Ma come fai a sapere che cosa è la cultura dell’ufficio di un’azienda prima di accettare un lavoro?

Per scoprire, professore di scuola superiore di Business Wharton, Adam Grant, suggerisce di usare questa semplice domanda durante il processo di colloquio di lavoro: “Chiedete loro di raccontare una storia su qualcosa che accade nell’organizzazione che non sarebbe avvenuto altrove”. Dice durante un pannello all’OZY Fest di New York City.

Grant è un autore più venduto e uno psicologo organizzatore che consulta per aziende come Facebook, Google e Goldman Sachs.

L'unica domanda che dovresti sempre chiedere in un'intervista di lavoroUtilizzando questa domanda specifica è più utile che non solo chiedere alle persone di descrivere la cultura o di spiegare perché cercano di giocare a book of ra gratis perché “stanno per dire come,” Oh questi sono i nostri valori “, ma non ti dice niente di che cosa è come lavorare lì , “Spiega Grant.

“Quando raccontano una storia, allora puoi iniziare a vedere un modello”, dice Grant. “Volete sapere, quali sono le storie che vengono raccontate più e più volte e cosa rivelano, è questo un posto dove hai un senso di sicurezza psicologica, dove puoi fidarvi di persone dove la tua voce viene sentita.

“È incredibile quanto spesso non sia così”.

Grant ha formulato la sua domanda quando uno dei suoi studenti gli ha chiesto consulenza su come scegliere un lavoro. Stava intervistando per posizioni in diverse banche diverse, ma non sapeva quale sarebbe una buona vestibilità.

Quando ha preso i consigli di Grant e ha fatto la sua domanda nelle interviste, ha ottenuto risultati scioccanti, ma utili. Ad esempio, un intervistatore le ha detto che ha sentito una storia su qualcuno che getta una sedia presso un impiegato per aver girato “male lavoro”. Secondo Grant, “ha cominciato a ascoltare queste storie d’orrore”.

Ecco perché gli aneddoti sono così importanti, dice Grant: “Se lo fai più e più volte, la cultura viene a vita”.

lavoro prima delle 10

Secondo una ricerca condotta presso l’Università di Oxford, andare a lavoro prima delle 10 farebbe male all’organismo. Ecco perché.

Secondo una ricerca, condotta dall’Università di Oxford, iniziare a lavorare prima delle 10 del mattino non è affatto salutare. Chi, infatti, inizia la giornata lavorativa prima di quest’orario risulta più stressato e non è produttivo in ufficio.

Un’ottima scusa – se così la vogliamo classificare – per tutti quelli che amano poltrire a letto e fare colazione con tutta calma, invece di dimenarsi tra spazzola, caffè e scelta degli abiti da indossare al mattino.

L’indagine è stata svolta da Paul Kelley, il quale afferma che l’orario di lavoro che parte dalle 9:00 e termina alle 17:00 non è compatibile – o, quantomeno – sincronizzato con l’organismo dei soggetti sotto ai 55 anni di età.

Questa situazione, che forza l’uomo a recarsi a lavoro prima delle 10, gli causerebbe danni alla salute: stress, riduzione della produttività e perenne stanchezza. Non solo: sarebbero stati riscontrati anche danni dal punto di vista mentale e fisico.

Le reazioni dell’organismo a tutto ciò non sono positive: infatti, tra queste possiamo annoverare il calo delle difese immunitarie, l’aumento di peso, scarsa attenzione, perdita di memoria.

Come afferma Kelley in merito, a causa di tutte queste motivazioni “sarebbe necessario fare una grande rivoluzione e rispettare l’orologio biologico delle persone nell’organizzare l’attività professionale”.

I danni fisici e mentali, aggiunge l’esperto, non sarebbero solamente da collegare all’attività lavorativa, ma anche a quella scolastica. Infatti, soprattutto i più piccoli risentirebbero dell’orario scolastico.

Pertanto, ciò che preme allo studioso che ha messo in piedi la ricerca in questione è di far capire che, svolgere attività in concordanza con il metabolismo e il ritmo circadiano, può essere solamente di beneficio alla salute.

Kelley, infatti, sottolinea il fatto che “Durante la pubertà si verifica un fisiologico cambiamento dei ritmi circadiani che porta i ragazzi ad andare a dormire in media due ore dopo rispetto ai bambini. E per questo dovrebbero dormire di più al mattino. Alcuni test hanno messo in evidenza che i ragazzini di 10 anni sono poco concentrati prima delle 8,30, mentre i sedicenni ottengono migliori risultati dopo le 10 e gli universitari dalle 11 in poi”.

Il ricercatore, inoltre, per dimostrare che la sua tesi fosse corretta, ha attuato le sue teorie in alcune scuole. I risultati, dunque, gli darebbero ragione: infatti, pare che le prestazioni degli studenti migliorerebbero del 10%, se essi iniziano la giornata di studio a partire dalle ore 10.

Ad appoggiare la tesi di Kelley, anche l’American Academy of Pediatrics e diversi istituti scolastici britannici. D’altronde, basta pensare anche al sistema lavorativo svedese, che ha ridotto l’orario a 6 ore, anziché 8 e i risultati sono stati tangibili: dipendenti più felici e anche più produttivi, nonostante le ore per svolgere le proprie mansioni fossero di meno.

Come spiega Kelley, intervistato da La Repubblica, si tratta di una “questione sociale. Se i dipendenti iniziano a lavorare prima delle 10 sono stanchi, demotivati. Nella nostra società ci sono molte persone che soffrono di carenza di sonno. In questo modo si danneggia la salute. Anche cuore e fegato si adattano male a questi ritmi. Non si può influire in modo negativo sull’orologio biologico e non è possibile adattarsi all’imposizione di svegliarsi a una determinata ora del giorno“.